2015, Saltare senza contare? Il metodo del Col. P. Angioni

2015, Saltare senza contare? Il metodo del Col. P. Angioni

 

Rileggermi, dopo tanto tempo, il parere del Col. P. Angioni su come si mette la distanza tra i salti è un vero piacere. In questo modo, oltre a fare una ripassata sulle convinzioni che ci sono sul salto ostacoli, cerco di capire cosa può essere cambiato nel frattempo.

L’attuale tema ricorrente di questo blog è come migliorare le distanze davanti ai salti ed ho (ri)trovato molto interessante l’articolo del Col. P. Angioni al seguente link: https://www.forumcavallo.it/viewtopic.php?f=34&t=356&start=10

 Il Colonello Paolo Angioni premiato alle Olimpiadi di Tokio 1964

Per motivi di “lungaggine”, dividerò il suddetto articolo in più parti, in modo da potermi addentrare meglio nel suo metodo.

La prima cosa che ho notato, è che lui fa un (giusto) distinguo tra cavalieri principianti e quelli un po’ più esperti e credo che siamo tutti concordi.

Cosa gli preme di più di insegnare al Col. Angioni?

Ho trovato molto corretta ed interessante la Sua spiegazione sulla variabilità delle falcate, ovverosia esse variano per

  • ·         Lunghezza della falcata di galoppo  (da 3 a 8 mt)

  • ·         Conformazione (Altezza al garrese e lunghezza arti del cavallo)

  • ·         Temperamento (lui lo definisce sangue)

  • ·         Velocità

Io aggiungerei all’elenco o inserirei nel Temperamento:“Impulso”, vi trovate?

Spesso sento dire che l’impulso è la voglia del cavallo di andare dall’altra parte ed è una definizione che mi piace, siete d’accordo?

E lui conclude dicendo: è evidente che il numero delle falcate tra ostacoli distanti non può essere uguale per tutti i cavalli ed è contro natura imporre a cavalli diversi lo stesso numero di falcate.

Ovverosia, stabilita una certa distanza tra i salti, compito del cavaliere è fare una strategia su quanta velocità, impulso o quant’altro serva per risolvere la difficoltà che il percorso presenta. A mio parere, il gioco del Salto Ostacoli è come se dicesse: Puoi impiegare quante falcate vuoi, quel che conta è il risultato (netto agli ostacoli), e le ripercussioni sul comportamento del cavaliere, del cavallo (sforzo, timore, paura, coraggio, incomprensioni, ecc.) e del binomio nel suo complesso.

Il modo di pensare del Col. P. Angioni porta alla seguente convinzione che riporto:

“Come ha imparato la mia generazione a vedere le distanze e a intervenire o ad aggiustare? Sentendo. Il senso del cavallo o, più esattamente, il senso del movimento o delle andature del cavallo, si acquista poco per volta.”

Per noi Mental Coach, questa affermazione è molto interessante perché ci apre una strada importantissima a livello di Allenamento Mentale, faccio un esempio: Tu, cavaliere, quanto senso del cavallo hai? Come fai a sapere quanta consapevolezza hai del tuo senso del cavallo? Come puoi migliorarla mentalmente?

 

 il Colonello Paolo Angioni premiato da giovane

Alla sua stessa domanda, il Col. P. Angioni risponde così: “Poco per volta, montando più volte sugli ostacoli, montando cavalli diversi per temperamento e per struttura, il cavaliere inizia a sentire il cavallo e sa giudicare, senza smontare e misurare con il metro la distanza dall’impronta del primo posteriore che spinge, all’impronta dell’ultimo anteriore che si posa per terra (=lunghezza di una falcata), quanto terreno copre la falcata di galoppo e se le falcate che ci sono in ogni momento dell’avvicinamento tra il cavallo e la battuta giusta sono giuste (se sono della lunghezza e del numero per arrivare alla battuta giusta). Più che misurare, che dà l’idea di un fatto meccanico, “sente” associando il senso dell’andatura e l’occhio, se la lunghezza della falcata di galoppo che il cavallo mantiene farà arrivare il cavallo alla battuta giusta, grande o corta. Queste erano le tre parole che si usavano. Il cavaliere diventa una specie di telemetro che, man mano che l’ostacolo si avvicina, stabilisce l’informazione esatta.” (Cit. dal Suo articolo)

Domanda per voi: e se voi non avete tutti questi cavalli a disposizione? Come si può rimediare?

Secondo me, le riflessioni del Col. P. Angioni, oltre che essere ben descritte, rispecchiano molto bene il modo di pensare di molti praticanti il salto ostacoli. Inoltre, a mio parere, quando montiamo in una gara a tempo o in barrage, se tanti calcoli e strategie saltano: a che è servito contare?

Nel mentre che l’articolo, ben sviluppato del Colonnello continua, e nel mentre che, sempre nel suo articolo, lui paragona l’occhio del cavaliere ad un telemetro, vi anticipo un argomento che tratterò prossimamente: come si fa a fare un telemetro per cavalieri di Salto Ostacoli?

Voglio aggiungere che quel “sentire la falcata”, secondo il mio parere, lui si riferisce a sensazioni (sensazioni in inglese = feeling: tu quanto feeling hai con il tuo cavallo?) che è un altro argomento di Allenamento Mentale, nel quale entrerò meglio nei successivi articoli.

La mia conclusione è che, in sostanza, il Col. P. Angioni è un precursore dell’Allenamento Mentale, il quale allenamento ha raggiunto livelli più evoluti nel frattempo, com’è giusto che sia.

 

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